Conflitti di interesse

Caro Mario, che cosa aspetti a nominare un vero direttore generale del Tesoro? La ruvida domanda al premier è stata posta ieri dall’economista Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera. Vittorio Grilli ricopre sia l’incarico di viceministro sia quello di direttore, e così entrano in conflitto due dimensioni diverse dell’amministrazione, suggerisce un Giavazzi capace di creare imbarazzo nei suoi interlocutori. Qui non si tratta di parchi o di Cnr, è roba forte.
1 FEB 12
Ultimo aggiornamento: 04:08 | 22 AGO 20
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Caro Mario, che cosa aspetti a nominare un vero direttore generale del Tesoro? La ruvida domanda al premier è stata posta ieri dall’economista Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera. Vittorio Grilli ricopre sia l’incarico di viceministro sia quello di direttore, e così entrano in conflitto due dimensioni diverse dell’amministrazione, suggerisce un Giavazzi capace di creare imbarazzo nei suoi interlocutori. Qui non si tratta di parchi o di Cnr, è roba forte. E’ indice di una turbolenza ambientale che forse discende dalle vecchie storie di nomina del successore del capo Bce in Bankitalia, e in qualche modo ripropone diverse fisionomie della nomenclatura tecnocratica al potere, coinvolgendo direttamente le scelte di Mario Monti, l’altro Mario della nuova leggenda europea sugli italiani di mondo che lo appaia a Draghi.
Grilli è una vecchia conoscenza per il corrierista Giavazzi. L’editorialista, quando era in ballo la successione a Mario Draghi in Banca d’Italia, aveva suggerito al candidato preferito da Tremonti e da Umberto Bossi, appunto Grilli, di evitare tali sostegni, e al governo di seguire i consigli di Draghi per puntare su un candidato interno a Palazzo Koch. Il mancato successore di Draghi non solo è stato confermato al vertice del Tesoro, ma Monti l’ha anche nominato viceministro.

Un abbinamento che non può essere duraturo, secondo Giavazzi. Il capo amministrativo del Tesoro deve interloquire, e nel caso dissentire, dal boss politico. Impossibile se i due sono la stessa persona. Giavazzi ricorda due dg del Tesoro come Mario Sarcinelli e Draghi che hanno avuto una posizione diversa dall’esecutivo. Draghi “rese pubblica la sua contrarietà” all’idea del premier Massimo D’Alema su Telecom, azienda allora controllata dal Tesoro. E chi era con D’Alema a Palazzo Chigi nel 1999 dice: “Non ricordo una contrarietà pubblica, ma ci fu di sicuro una lettera interna di Draghi in dissenso dal premier”. D’Alema contro Bernabè e per lo scalatore Colaninno. Il ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, era con lui. Draghi no.